Impianti a resina

Addolcimento

Un’acqua troppo dura può provocare incrostazioni sulle superfici degli impianti industriali, compromettendo il corretto svolgimento dei cicli di lavorazione. L’addolcimento è una tecnologia di trattamento che permette di ridurre la durezza dell’acqua, dovuta principalmente alla concentrazione di sali di calcio e di magnesio, attraverso un processo di filtrazione su un letto di resine a scambio ionico, che permette la sostituzione di questi sali con il sodio. Per la rigenerazione delle resine, completamente automatica, viene utilizzato cloruro di sodio (NaCl), in soluzione satura detta salamoia. A differenza della demineralizzazione, l’addolcimento non rimuove i solidi disciolti, ma li modifica chimicamente. Le portate degli impianti di trattamento, variabili in base alle esigenze, possono arrivare anche fino a 100 mc/h.

Separazione selettiva (Valorizzazione sottoprodotti biodiesel)

L’impiego di catalizzatori in fase omogenea e di acqua per la separazione del biodiesel dalla glicerina sotto-prodotta induce delle problematiche di purificazione dei prodotti e di trattamento delle acque reflue prodotte. Tecnologie a resine rigenerabili consentono la purificazione del biodiesel grezzo senza impiego di acqua nel processo di produzione del biocarburante. La rigenerazione della resina mediante impiego di metanolo consente di riciclare al sistema i sotto prodotti separati dal biodiesel purificato. Tecnologie a resina sono anche impiegate per la neutralizzazione del catalizzatore in omogeneo, per la catalisi in fase eterogenea, e per la purificazione della glicerina, al fine di massimizzare la rendita economica dalla vendita congiunta di biodiesel e glicerina.

Demineralizzazione

Tecam realizza impianti di demineralizzazione a resine a scambio ionico di varie dimensioni e portate per l’approvvigionamento di acqua demineralizzata alle diverse sezioni di un ciclo produttivo. Il processo di depurazione avviene attraverso lo scambio tra gli ioni idrogeno legati alla resina cationica e i cationi presenti nell’acqua; e tra gli ioni ossidrilici legati alla resina anionica e gli anioni presenti nell’acqua. Un ulteriore trattamento con un filtro a letto misto permette di ottenere un’acqua con un alto livello di conduttività. Gli eluati vengono poi inviati al trattamento esistente o sono trattabili mediante una sezione di evaporazione. Le dimensioni degli impianti variano in base alle caratteristiche dell’acqua in ingresso, alle rese da raggiungere e alla frequenza di rigenerazione. Tecam realizza impianti fino a 120 mc/h.

Impianti per il recupero dei sottoprodotti dei liquidi alimentari

Impianti con processi a resine a scambio ionico, adsorbenti, cromatografiche al fine di demineralizzare, decolorare, separare liquidi di natura alimentare: succhi di frutta (uva, mela, dattero), melasse e siero. Gli impianti consentono la separazione e il recupero dei sottoprodotti dei succhi, quali acidi organici, sostanze coloranti, proteine, sali, la cui commercializzazione contribuisce al ritorno sull’investimento.

Riciclo acque di processo

Il principio applicato è lo stesso descritto negli impianti di demineralizzazione. Le acque di risciacquo delle vasche di lavaggio finali delle linee di lavorazione, vengono continuamente riciclate su questi impianti di demineralizzazione, per rimuovere costantemente gli inquinanti derivati dal trascinamento definito dal ciclo di lavoro. I questo modo si ottengono lavaggi di produzione con livelli di componenti definiti e compatibili con il ciclo di produzione.
Generalmente il processo di trattamento si articola nella seguenti fasi:

  • filtrazione su carbone – quando necessario – per la rimozione di sostanze organiche
  • passaggio su resina cationica forte per la rimozione dei cationi
  • passaggio su resina anionica debole per la rimozione degli anioni forti
  • passaggio su resina anionica forte – quando necessario – per la rimozione degli anioni deboli.

Gli impianti possono avere varie combinazioni e portate in base alle richieste specifiche di progetto: Tecam ha realizzato impianti fino a 120 mc/h.

Resine selettive per la rimozione di metalli e nitrati

Non sempre un trattamento chimico-fisico dell’acqua reflua è sufficiente a riportare le concentrazioni di metalli (quali rame, zinco, nichel) all’interno dei limiti per lo scarico in acque superficiali consentiti dalla normativa. In questi casi è opportuno installare una sezione di filtrazione finale. Per la filtrazione si utilizzano delle resine selettive, che, diversamente da quelle impiegate per la demineralizzazione, hanno dei gruppi funzionali che si legano al metallo in soluzione. Anche in questo caso la rigenerazione è completamente automatica. Particolari sistemi con rigenerazione continua in contro corrente vengono utilizzati per la rimozione dei nitrati.

Rimozione del boro

Per rimuovere il boro dall’effluente proveniente dal trattamento chimico fisico è possibile applicare una sezione di filtrazione su resine. Tali resine sono rigenerabili automaticamente e gli eluati sono trattabili mediante evaporazione o conferibili all’esterno. Le portate e le quantità di resina sono definite in base alle quantità di boro da rimuovere, al fine di riportare l’effluente a concentrazioni inferiori ai limiti per lo scarico in acque superficiali imposti dalle norme vigenti.

Rimozione dell’arsenico

La nuova normativa sulle acque potabili D.L. 31/2003 e la normativa su acque di falda di siti contaminati 471/99 obbliga a ridurre le concentrazioni di arsenico nelle acque sotterranee destinate all’uso potabile e al risanamento di siti contaminati al di sotto di valori di 10 microgrammi/litro. Una nuova tecnologia mediante impiego di resina rigenerabile funzionalizzata con gruppo FeOOH consente di garantire ottime performance di rimozione a bassi costi di trattamento (< 5 cent/mc) grazie alla possibilità di rigenerazione periodica del media adsorbente. La grande capacità di adsorbimento della resina (2-4 g/l) consente lunghi cicli di funzionamento, con frequenza di rigenerazione di 1 o 2 volte l’anno.